La letteratura siciliana: eredità storica e patrimonio culturale

La letteratura siciliana: eredità storica e patrimonio culturale 908 675 Dimora delle Balze

DA MANO A MANO

La letteratura siciliana: eredità storica e patrimonio culturale

27 Gennaio, Agrigento

«Ogni scrittore racconta il tempo che vive. Gli scrittori siciliani, tutti legati da una lunga tradizione, hanno fatto dell’isola la protagonista delle loro opere, raccontando ognuno una delle cento Sicilie».

Verga, Pirandello, De Roberto e Tomasi, e poi Sciascia, Consolo, Bufalino e Camilleri, grazie a loro e a molti altri non più ricordati come dovrebbero – penso, per esempio, a Maria Messina, a Antonio Russello e Antonio Castelli – la Sicilia è diventata l’oggetto del loro pensiero e, naturalmente, tutto ciò che ruota attorno all’isola, a cominciare dalla sua storia, dalle tradizioni al folklore. L’essere siciliani ha influito molto nella letteratura.

«La loro cultura vive ancora oggi e ci influenza, basta pensare a tutte le volte che diciamo, anche per giustificare i nostri comportamenti, le nostre mancanze e i nostri errori: questo è pirandelliano o questo è sciasciano o, peggio ancora, “cambiare tutto per non cambiare nulla”, citando le pagine dell’eterno “Gattopardo”».

Ogni scrittore è poi diverso dall’altro. L’impegno civile che c’è in Leonardo Sciascia non lo troviamo in Gesualdo Bufalino, che è invece più romantico. E Andrea Camilleri,  che ci ha insegnato a guardare una Sicilia diversa da quella del “Giorno della civetta”: lontano dagli stereotipi legati alla sua terra, il suo Montalbano resta in Sicilia, reagisce, ha i suoi successi, ottiene giustizia. Lontano, lontanissimo da Verga che ai suoi personaggi non dà speranza, nessuno può migliorare la propria condizione sociale.
Tuttavia, la Sicilia senza queste voci sarebbe sicuramente molto diversa. Anzi, non sarebbe Sicilia.

Questa tradizione di scrittori, questa linea che li unisce tutti, è stata essenziale nella Storia dell’isola e dei suoi abitanti: ha svolto per secoli un ruolo significativo nel consolidare l’aspetto dei vizi e virtù della sicilianità promossi come giacimento culturale dell’Isola. Ne è un esempio il famoso romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ebbe uno straordinario successo e da cui lo stesso Luchino Visconti ne trasse il celebre film. E non solo, la stessa letteratura ha contribuito al riscatto del dialetto che molti fino a Camilleri erano restii ad introdurre nelle pagine dei loro racconti.

Andrea Camilleri segna un ritorno, per il grande pubblico di lettori, alla radice della lingua come una tradizione da non perdere, dimostrando persino che può essere capita anche nelle regioni del nord. Addirittura lui inventa una lingua, quella di Vigata, rispetto al poeta Nino De Vita che invece conserva e scava nelle radici di una lingua ristretta addirittura ad una contrada di Marsala.

Oggi le cose sono un po’ cambiate rispetto a quella generazione. «Abbiamo scrittori e soprattutto scrittrici di grande valore. Penso a Nadia Terranova, che ha radici nella terra e nel mare favoloso di Colapesce, Simonetta Agnello Hornby, Giuseppina Torregrossa, Evelina Santangelo, Stefania Auci». Ci stanno raccontando una faccia diversa della Sicilia. E poi ci sono autori come Santo Piazzese e Roberto Alajmo, e Gaetano Savatteri, impregnato sì dalle pagine di Sciascia e Camilleri, ma autonomo nel raccontare con i suoi gialli della serie Màkari, una Sicilia bella e accogliente, moderna e al passo coi tempi. Riportandola, in un certo senso, alla quotidianità, al tempo che viviamo. «Con la Sicilia, naturalmente, sempre protagonista».

Credit to: Silvio Picone, consulente della “Strada degli scrittori”
www.stradadegliscrittori.com