Religione e Folklore: un rito vissuto di una religiosità sentita

Religione e Folklore: un rito vissuto di una religiosità sentita 866 600 Dimora delle Balze

DA MANO A MANO

Religione e Folklore: un rito vissuto di una religiosità sentita

23 Gennaio, Palazzolo Acreide

«San Paolo è stato il mio riferimento sin da piccolo. Per me significa Paese, significa Famiglia. Per chi crede, il Santo diventa un pater familias: il rispetto non è solo verso un Santo Evangelico degli atti degli apostoli ma lo è come per un famigliare».

La Religione e il Folklore sono espressioni tipiche del popolo siciliano, la cui manifestazione nel tempo rimane invariata. Ciò che cambia sono i bisogni delle persone che interloquiscono con il Santo. Se cento anni fa il ceto sociale era basso e si pregava per un bisogno di sopravvivenza, oggi non è difficile trovare un professore o un medico che vestono il sacco di Sant’Agata.

«Non si tratta di parate, non è una mistificazione, ma un modo di vivere il Paese e di rapportarci alla religiosità». È un’affermazione dell’identità popolare che si riconosce nel Santo e nel rito collettivo che sposa. «Da un lato c’è il devoto che partecipa per condividere una manifestazione di religiosità e poi c’è chi assiste all’espressione di una comunità».

Si tratta di un valore della cultura popolare tramandato da padre in figlio, con un’identificazione storica e locale. Per la festa di San Paolo a Palazzo Acreide, ad esempio, troviamo sia un rito di esaltazione che un atto di gratificazione, come per “U giro ro pani”, ovvero un piccolo carretto pieno di “Cuddure” che viene trainato per le vie del Paese, poi benedetto e venduto, e i bambini spogli che vengono adagiati davanti al Santo, in segno di devozione. Tuttavia , anche se ogni luogo ha le sue particolarità, in ognuno di essi possiamo trovare delle caratteristiche comuni, come il sacrificio e la manifestazione di affezione: «un rito vissuto di una religiosità sentita».

Photo credits to: Paolo Gallo
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